Hello ԁear,
There is no reason to relax at all but ẏou don’t need to panic and haѵe to read my message carefully.
It is really important, moreover, it’s crucial for ẏou.
Joking aside, I mean it. you don’t knoω ẇho I am but I am more than familiar ẇith ẏou.
Probably, noω the onlẏ question that torments your mind is hoẇ, am I correct?
ẇell, your internet behavior ẇas νery indiscreet and I’m pretty sure, you knoẇ it ωell. So ԁo I.
you were broẇsing embarrassing viԁeos, clicking unsafe links and νisiting ωebsites that no orԁinary man would νisit.
I secretly embedded malware into an adult site, and you unknoωingly ωandered right into it. Just like a blind kitten,
you ԁidn’t knoω the danger that was just near ẏou.
ωhile you were busy with ẏour suspicious Internet actiνity, your sẏstem ωas breached bẏ Remote Desktop Protocol, granting me unrestricted access to ẏour deνice.
From that moment, I receiѵed the abilitẏ to obserνe eѵerẏthing happening on ẏour screen, and discreetlẏ actiνate ẏour camera and microphone, and ẏou ẇouldn’t eνen realize it.
Thank ẏou, I knoω, I am a smart guẏ.
Since then and until noẇ I have been monitoring ẏour internet actiνities.
Honestlẏ, I was pretty upset with the things I saw.
I ẇas ԁaring to ԁelve far beẏonԁ into your digital footprint—call it excessive curiositẏ, if ẏou ẇill.
The result? An extensive stash of sensitive ԁata extracteԁ from ẏour device, eνerẏ corner of your web activity examined with scientific precision.
To make matters more... intriguing, I’νe saѵed these recordings—clips that capture ẏou partaking in, let’s say, prettẏ controѵersial moments within the priνacẏ of ẏour home.
These ѵideos and snapshots are damningly clear: one siԁe reveals the content you ẇere ẇatching, and the other...
well, it features ẏou in situations ẇe both know ẏou ẇouldn’t ẇant to be publisheԁ for public νiewing.
Suffice it to say, I have all the pieces of the puzzle—images, recorԁings, and details of the far too viѵid pictures.
Pictures you definitelẏ woulԁn’t ẇant anyone else to see.
Howeѵer, ẇith just a single click, I could reѵeal this to eνerẏ contact you have—no exceptions, no filters.
Noω ẏou are hoping for a rescue, I understanԁ. But let me be clear: ԁon’t expect anẏ mercẏ or second chances from me.
Noω, here’s the deal: I’m offering you a ẇay out. Two choices, and ωhat happens next ԁepends entirely on ẏour decision.
Option One: Pretend this message ԁoesn’t exist. Ignore me, and ẏou’ll quickly ԁiscoѵer the consequences of that choice.
The viԁeo will be shareԁ with your entire netẇork. your colleagues, frienԁs, and family ẇill haνe front-roω seats to a spectacle you’ԁ rather they neνer saw.
Imagine their reactions. Holy shit, ωhat an embarrassment! well, actions haѵe consequences. Don’t plaẏ the νictim—this is on ẏou.
Option Two: Pay me to keep this matter burieԁ.
Consider it a priνacy fee—a small price to ensure ẏour secrets remain ωhere they belong: hidԁen.
Here’s hoω it ẇorks: once I receive the payment, I’ll erase everything. No leaks. No traces. ẏour life continues as if nothing eѵer happened. The paẏment must be made in crẏptocurrency—no exceptions.
I’m aiming for a resolution that works for us both, but let me emphasize: my terms are final and non-negotiable.
1270 USD to mẏ Bitcoin aԁԁress beloẇ (remoѵe any spaces): 1AM1i YVVrX1CV P8ZAXpKv8 tmLgSBU PqNiZ
No infatti sì...
... e quindi niente.
sabato 4 gennaio 2025
Your time is almost up.
mercoledì 25 maggio 2011
mercoledì 6 ottobre 2010
Delirio 3

Vado a Roma, Fini mi vuole nel suo nuovo staff.
Sono diecimila euro al mese, buttale via.
All'inizio ero un po' titubante, lo confesso, ma quando mi ha detto che con la tessera di partito, la Finicard, ho il 10% di sconto alla Coop, non ci ho pensato un attimo. E mi sono iscritto.
Da lì, diventando socio, tutte le promozioni erano mie, ho addirittura acquistato un set manicure a soli 7 euro. Roba da non crederci.
In realtà appena arrivo non parlerò direttamente con Gianfranco, forse lo vedrò stasera alla trattoria "da Marcello" sulla Casilina. Dice che lì con la tessera abbiamo le bevande gratis. Fantastico!
Scendo dal pullman, tutto frenetico, controllo in borsa che abbia portato con me la mia Finicard, mi tranquillizzo trovandola, e vado verso la fermata del 492, che porta direttamente a piazza Colonna.
Lì mi aspetta Italo Bocchino, per parlare un po' con me, capire se sono veramente motivato, e soprattutto se sono al corrente di tutte le promozioni e gli sconti da usufruire con la tessera.
Devo dire che sono un po' emozionato, ma le agevolazioni della tessera le so perfettamente. Sono sereno.
Scendo dal bus, e Italo è lì.
Lo guardo da vicino e gli dico: "Cosa hai lì sul labbro?". E lui risponde: "Questa domanda non rientra nel protocollo accoglienza." Allora gli chiedo: "E' un Herpes?". Mi fa: "Sì."
...
...
...
...
Gli chiedo: "Andiamo in quella farmacia?". "No," mi risponde bruscamente "Quella no! Dobbiamo andare alla farmacia comunale n. 49, a Monte Sacro"
"A Monte Sacro!?!?!!? Ma sono otto chilometri da qui!"
"Ma lì ci fanno lo sconto del 20% sui farmaci da banco. Cos'è, non ti ricordi?"
"Ah sì," bofonchio "avevo capito la n. 29. Scusami. Allora andiamo!"
Saliamo sul 4, vado a timbrare il biglietto, ma Italo mi ferma: "Cosa fai? Se sali in autobus con un finiano, la corsa è gratis".
Io faccio finta di saperlo, azzardo due scuse "Ero sovrappensiero, ero talmente abituato a farlo che non ci penso quasi più". La mia assunzione poteva essere compromessa.
Nel bus noto che ci sono altri finiani, e cominciamo a parlare. Tutti molto cortesi e sorridenti. E tutti con la tessera. Chi andava alla ferramenta "Giampiero" a comprare tre chiavi inglesi al prezzo di due. Chi aveva un massaggio gratis alla settimana presso la palestra "Point Break". Chi aveva (questo era più per le finiane) una messa in piega al prezzo di una tinta.
Che meraviglia sta card! Ti fa sentire più cittadino.
I venti minuti di percorso sono volati. Scendiamo. Andiamo diretti verso la farmacia comunale n. 49. Entriamo. Italo inizia a frugare in tutte le tasche, prima lentamente, poi sempre più concitato. Alla fine si accorge di aver lasciato la Finicard a casa nell'altro portafoglio, e inizia a piangere.
"Dai" lo consolo "non fare così. Useremo la mia."
Una farmacista che aveva ascoltato la conversazione si inserisce: "Mi dispiace, non si può. E' nominativa."
Bocchino continua a piangere. Io lo accompagno fuori. Gli offrò un caffè. Non vuole sentire più nessuno. Vuole solo tornare a casa.
Gli domando: "E la cena di stasera?"
"Non c'è nessuna cena!" esclama "Non posso andare in giro ridotto così. Come posso farmi riprendere dalle telecamere de La7 in questo stato, me lo dici?!"
"Perché," gli domando "stasera ci sarebbe stata anche la tv?"
"Sì," mi risponde "con la card, ogni dieci interviste che rilasciamo, ci fanno gratis uno scoop esclusivo."
L'esperienza di oggi mi ha dimostrato che alla fin fine un herpes ti può rovinare la giornata.
sabato 18 settembre 2010
Segreti secreti
Un po' mi accendo, e un po' mi spengono.
Sono senza parole e questa luce canterina mi assale.
Vorrei non essere qui, mai.
Sempre altrove, altri venti, per smuovere e capire.
Capire.
Smetto di pensare al buio finale e mi rigiro, ma quando arrivo al margine, vado a capo, e mi emoziono.
La colla di idiozie appiccica fogli di violenza, e solo il cielo sa quanto questo odore mi fa male.
Pacchi di vita da aprire. Fiocchi da slegare, per niente.
Ma questo vuoto bianco è tutto da riempire, e questo mi solleva.
Buona giornata, amico mio. La notte è lontana.
E per quanto mi riguarda, fatico a trovarne il motivo.
Il ridicolo è l'unica coperta in questo freddo di capanne innevate, perciò mi raccuccio.
E rido, e rido.
lunedì 4 gennaio 2010
Omelìa dal basso
Respiro di vento,
un pugno nella schiena
non fa male, se serve
ad aprire il torace.
Le spalle indietreggiano rispetto allo sterno
e ti senti più libero,
più padrone della terra.
Quella terra che vedi solo quando
abbassi gli occhi
quando divieni umile paggetto.
E tutto, sopra di te, non esiste più.
La terra guardi,
e nemmeno ti accorgi del mondo leggero,
imperturbabile,
così gentile da non far sentire
il suo peso sulle tue spalle.
Quelle spalle che si aprono solo quando respiri.
L'aria apre e ti innalza.
Ma tu non vuoi sentire,
non vuoi rassegnarti alla gioia immensa
di possederti.
Forse è meglio,
l'umiltà non è mai utile
quando è fine a se stessa.
O a te stesso.
un pugno nella schiena
non fa male, se serve
ad aprire il torace.
Le spalle indietreggiano rispetto allo sterno
e ti senti più libero,
più padrone della terra.
Quella terra che vedi solo quando
abbassi gli occhi
quando divieni umile paggetto.
E tutto, sopra di te, non esiste più.
La terra guardi,
e nemmeno ti accorgi del mondo leggero,
imperturbabile,
così gentile da non far sentire
il suo peso sulle tue spalle.
Quelle spalle che si aprono solo quando respiri.
L'aria apre e ti innalza.
Ma tu non vuoi sentire,
non vuoi rassegnarti alla gioia immensa
di possederti.
Forse è meglio,
l'umiltà non è mai utile
quando è fine a se stessa.
O a te stesso.
domenica 14 dicembre 2008
BALLATA PER L'UOMO QUALUNQUE
Ballata d'oro e d'argento
per tutti quelli che nascono vecchi
per un cuore oscurato da un attimo di sguardi
per un servo del re che non sa di farlo
per l'amico distrutto e visto andar via
Ballata per l'uomo di seta
per un letto agognato
per le mani curiose
che spiano l'anima incerta
di cuori che emergono per vedere chi amare
Ballata per me, per te, per chiunque
basta sfiorarsi e già so chi sei
l'occhio non tradisce, l'uomo ci prova
ma ne esce sconfitto
perciò amiamo, guardiamo, tocchiamo,
sulla sedia, per terra,
l'importante è farti vedere
che oggi so fare.
E domani?
A domani.
per tutti quelli che nascono vecchi
per un cuore oscurato da un attimo di sguardi
per un servo del re che non sa di farlo
per l'amico distrutto e visto andar via
Ballata per l'uomo di seta
per un letto agognato
per le mani curiose
che spiano l'anima incerta
di cuori che emergono per vedere chi amare
Ballata per me, per te, per chiunque
basta sfiorarsi e già so chi sei
l'occhio non tradisce, l'uomo ci prova
ma ne esce sconfitto
perciò amiamo, guardiamo, tocchiamo,
sulla sedia, per terra,
l'importante è farti vedere
che oggi so fare.
E domani?
A domani.
venerdì 31 ottobre 2008
CI SENTIAMO DOPO...
Ultimamente mi capita di sentirmi congedare da una conversazione (dal vivo o telefonica) nelle maniere più insolite possibili.
Comincerei dal "Ci sentiamo dopo", detto anche "A dopo".
Il "dopo" presuppone che sia accaduto qualcosa prima, che ne so, un cataclisma: Ci sentiamo dopo il primo terremoto che capiterà da queste parti; oppure un evento meteorologico: Ci sentiamo dopo che il temporale avrà spazzato via tutta la città; oppure un'azione quotidiana: Ci sentiamo dopo il footing pomeridiano.
Proseguo col "Ci sentiamo presto".
Tralascerei ogni riflessione sulla relatività del tempo e sul concetto di "durata". Dico solo che una persona mi ha detto "ci sentiamo presto", e ho dovuto farmi sentire io dopo sei, dico sei, mesi.
Simile al precedente abbiamo il "A più tardi".
Che se me lo dici di mattina, vabbè, c'è tutta la giornata davanti, ma se, come è già successo, me lo dici di sera?
Infine c'è l' "A presto".
Questa va tanto nelle mail e negli sms. E' l'espressione più generica in assoluto. Dentro c'è tutto. E quindi niente.
Fine del comunicato.
Comincerei dal "Ci sentiamo dopo", detto anche "A dopo".
Il "dopo" presuppone che sia accaduto qualcosa prima, che ne so, un cataclisma: Ci sentiamo dopo il primo terremoto che capiterà da queste parti; oppure un evento meteorologico: Ci sentiamo dopo che il temporale avrà spazzato via tutta la città; oppure un'azione quotidiana: Ci sentiamo dopo il footing pomeridiano.
Proseguo col "Ci sentiamo presto".
Tralascerei ogni riflessione sulla relatività del tempo e sul concetto di "durata". Dico solo che una persona mi ha detto "ci sentiamo presto", e ho dovuto farmi sentire io dopo sei, dico sei, mesi.
Simile al precedente abbiamo il "A più tardi".
Che se me lo dici di mattina, vabbè, c'è tutta la giornata davanti, ma se, come è già successo, me lo dici di sera?
Infine c'è l' "A presto".
Questa va tanto nelle mail e negli sms. E' l'espressione più generica in assoluto. Dentro c'è tutto. E quindi niente.
Fine del comunicato.
mercoledì 29 ottobre 2008
DELIRIO IN 2 MINUTI

Ore 5.00. Tra mezz'ora ho il pullman per Roma, alle 9.30 mi aspetta Colin per la colazione.
Arrivo a Castro Pretorio, capolinea, e corro subito al bar lì di fronte per il bagno (non capisco perché il pullman non si fermi più a metà strada).
Chiaramente mi faccio scrupolo a usare la toilette senza consumare qualcosa, e vabbè, una brioche vuota e un caffè, grazie.
Azz... sono già le 9.15, e devo arrivare in piazza di Spagna, mica siamo a Civitanova che in dieci minuti a piedi sono già in centro!
Corro a prendere la metro, linea B, direzione Laurentina, cambio a Termini per Linea A, direzione... oddio la direzione! Ah sì, Battistini! Spagna. Arrivato.
Corro su per le scale e sono in piazza.
Appena mi fermo arriva una chiamata, è Colin.
Dice che tarda di un'ora, deve andare dal tecnico dei telefonini perché non sa come cancellare i video dal cellulare.
"Se vuoi lo faccio io!" gli dico.
"Are you crazy!?!?!? These videos are very compromising!".
"Ho capito, ma meglio io che un tecnico qualunque!".
Vabbè, chiudo.
E aspetto.
Toh, un bar, mi siedo, ordino una brioche e un succo alla pesca, la brioche vuota, grazie... ...
... ... No, scusi, non ho spicci... ... ... ... Eh, no, mi scusi, non ho spicci... ... ... Non ho spicci... ... ... Non ho spicci!... ... ... No, non ce li ho gli spicci!!!... ... ... Ho detto no, cazzo!!!... ... ... E che ppalle! Se ti dico no, è no!... Eh!... ... ...
Che elemosine arroganti!
Guardo l'orologio.
Ancora mezz'ora, mi alzo per fare un giro lì intorno.
Sento una mano sulla spalla. "Ma guarda chi c'è!".
Mi giro. Era Donatella Finocchiaro.
"Ciao Angela!... Azz... mi sbaglio sempre, scusa!".
"No niente figurati, ci sono abituata!".
Mi invita a prendere qualcosa al bar.
Va bene. Ci sediamo.
Per me una brioche e un caffè d'orzo, in tazza grande, grazie.
La brioche vuota, grazie.
Parliamo un po'.
Lei non si aspettava tutto questo successo. Nemmeno io.
...
...
...
...
Sono le 11 e Colin ancora non si vede. Donatella, intanto, se ne va.
11,15
11,20
11,25
Arriva Colin. Tutto sudato.
Che è successo? Vabbè, niente, non me lo vuole dire. Però vuole fare subito colazione, ha una certa fame. Io no.
Ci fermiamo al bar vicino a quell'altro dell'orzo in tazza grande.
Lui ordina il solito bombolone alla crema e un Johnny Walker. Doppio.
Io una spremuta d'arancia e una brioche, vuota, grazie.
Iniziamo a parlare, ma dopo appena dieci minuti gli arriva una chiamata.
E' Giorgio Armani, dice che il ritocchino al cavallo dei pantaloni è fatto, e può passare a prenderli quando vuole. Cioè subito.
Lascia dieci dollari sul tavolo e scappa.
"Guarda che non li prende qua i dollari!" urlo.
Vabbè, pago io.
E me ne vado alla stazione per prendere il primo treno disponibile per Civitanova.
Chiaramente metro, linea A, direzione Anagnina.
Toh, c'è giusto un interregionale, quelli che ci mettono solo 5 ore.
Però costa meno.
Ho giusto il tempo per un'altra brioche vuota e un caffè, lungo grazie.
Salgo sul treno, e mi addormento, con uno strano mal di pancia.
Nel sonno faccio anche un bel po' di incubi. Cosa sarà stato?
Di sicuro il caffè.
Morale: le brioche vuote mi lasciano sempre un senso di insoddisfazione nell'animo, e allo stesso tempo creano un mattone nello stomaco.
giovedì 16 ottobre 2008
COMUNICATO ACCORATO

- ESASPERATO dalla visione di migliaia di cortei/scioperi/passeggiate per le vie di Milano/Bologna/Roma/Napoli per qualsiasi cosa;
- APPURATO il fatto che per emulare le rivoluzioni cheguevariane ci voglia molta più convinzione di quella che si vede in giro;
- RESOMI CONTO dell'ignoranza da parte dei soggetti suddetti, relativa ad altre forme di comunicazione e di protesta, più efficaci, radicali e funzionali;
- CIRCOSCRIVENDO il tutto ai cortei contro i tagli alla scuola, costituiti da genitori che tengono per mano i figli che tengono per mano striscioni colorati a pastello o a spirito con sopra frasi che nessun bambino si sognerebbe mai di pensare, tantomeno di scrivere;
CHIEDO DISPERATAMENTE
- ai genitori degli alunni: 1) di stare alla larga, ma proprio lontanissimi, dalle aule scolastiche; 2) di non ostacolare quel minimo di metodo di cui dispongono gli insegnanti per istruire e promuovere la disciplina nelle classi; 3) di non difendere sempre i vostri figli, nel caso in cui vengano rimproverati dai professori per qualcosa che NON devono effettivamente fare (tipo incendiare l'aula, dare un cazzotto in pancia alle insegnanti incinte, bestemmiare a dieci anni, non studiare, non fare i compiti, e altre cose divertenti come queste);
- agli insegnanti: 1) di essere sicuri di ciò che stanno dicendo agli alunni; 2) di documentarsi più approfonditamente rispetto a un argomento da trattare in classe; 3) di avere più rispetto per la cultura; 4) di considerare meno l'importanza dei contributi INPS ai fini dell'espansione della cultura stessa; 5) di imparare uno straccio di DIZIONE, perché non posso ASSOLUTAMENTE sentire un professore di italiano che mi spiega la Divina Commedia in dialetto, tutto ciò aggravato dal fatto che nella mia provincia il dialetto è piuttosto incisivo e preponderante;
- agli alunni: di ringraziare i loro genitori, perché se non ci fossero loro a mettersi sempre in mezzo in ogni faccenda scolastica, a quest'ora eravate un po' più responsabili, e meno rincoglioniti.
Scusate, ma ste cose non le reggo più.
martedì 14 ottobre 2008
SULLA BUSTA DEL PANE
Riporto para para la mail arrivatami oggi alle 10.00 da Giorgio:
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QUESTO TESTO L'HO TROVATO SULLA BUSTA DEL PANE DEL FORNAIO:
AMATE IL PANE!
cuore della casa
profumo della mensa
gioia dei focolari
RISPETTATE IL PANE!
sudore della fronte
orgoglio del lavoro
poema di sacrificio
ONORATE IL PANE!
gloria dei campi
fragranza della terra
festa della vita
NON SCIUPATE IL PANE
ricchezza della patria
il più soave dono di dio (ndr: notare con la minuscola)
il più santo premio della vita
fatica umana
ADESSO VOGLIO DI' ....A PARTE CHE NON SE COMMENTA....MA CONSIDERANDO CHE:
1. per prende una pagnotta ormai ce vole il libretto degli assegni
2. compri un pane che dopo mezzora ce poi fa' praticantato per scolpire su marmo
3. le rosette oramai sanno sì e no della plastica gialla degli ovetti
contenenti la sorpresa dell'ovetto kinder...(ovetti ovetto)
4 co i sordi che ce fanno co la cresta ormai i panifici so arredati in
radica, marmo, ottone e illuminazione che pare uno yacht de berlusconi
o una mostra sulle spade giapponesi al metropolitan....
MA CE DEVONO PROPRIO PRENDE PER IL CULO COSI'.........
glie lo attaccherei sulla porta......
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QUESTO TESTO L'HO TROVATO SULLA BUSTA DEL PANE DEL FORNAIO:
AMATE IL PANE!
cuore della casa
profumo della mensa
gioia dei focolari
RISPETTATE IL PANE!
sudore della fronte
orgoglio del lavoro
poema di sacrificio
ONORATE IL PANE!
gloria dei campi
fragranza della terra
festa della vita
NON SCIUPATE IL PANE
ricchezza della patria
il più soave dono di dio (ndr: notare con la minuscola)
il più santo premio della vita
fatica umana
ADESSO VOGLIO DI' ....A PARTE CHE NON SE COMMENTA....MA CONSIDERANDO CHE:
1. per prende una pagnotta ormai ce vole il libretto degli assegni
2. compri un pane che dopo mezzora ce poi fa' praticantato per scolpire su marmo
3. le rosette oramai sanno sì e no della plastica gialla degli ovetti
contenenti la sorpresa dell'ovetto kinder...(ovetti ovetto)
4 co i sordi che ce fanno co la cresta ormai i panifici so arredati in
radica, marmo, ottone e illuminazione che pare uno yacht de berlusconi
o una mostra sulle spade giapponesi al metropolitan....
MA CE DEVONO PROPRIO PRENDE PER IL CULO COSI'.........
glie lo attaccherei sulla porta......
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